Fondo di solidarietà comunale, al Sud mancano 8 miliardi di euro. Se ne parla venerdì 8 a Vibo Valentia

L’associazione “Calabria sociale” chiama a raccolta enti e istituzioni per venerdì 8 novembre alle ore 16,00 presso la sala consiliare della Provincia di Vibo Valentia, per un incontro sui fondi per i servizi comunali.

"Si tratta di chiedere al governo e al parlamento l’introduzione dei Livelli essenziali di prestazione nella prossima legge di bilancio e l’introduzione di trasferimenti statali adeguati ad erogarli", scrive in una nota l'associazione. Un argomento tornato di prepotente attualità dopo il servizio di Report su Raitre, che ha evidenziato il problema degli ammanchi nel Fondo di solidarietà comunale e su cui l'Anci ha invitato i sindaci della regione a osservare il servizio per poi avviare "un'iniziativa forte".

All’appuntamento – organizzato col presidente della Provincia Salvatore Solano, saranno pèresenti il deputato Riccardo Tucci e il senatore Giuseppe Mangialavori. Con l’entrata in vigore, nel 2011, della riforma costituzionale del 2001 sull’autonomia finanziaria di Regioni e Comuni, sono diminuiti i trasferimenti statali ma non è corrisposto un Fondo di solidarietà comunale e regionale adeguato per assicurare integralmente i fabbisogni, come imposto dalla Costituzione. Infatti, il fondo comunale è solo “orizzontale” e attinge solo dalla fiscalità di base dei comuni, che ammonta in totale a 25 miliardi annuali, mentre per il ministero il fabbisogno totale dei comuni ammonta a 33 miliardi. A questo si aggiunge il fatto che si decise di riservare il 55% del fondo di solidarietà pagato dai comuni tramite le entrate Imu e finalizzato alla perequazione dei suddetti fabbisogni, alla spesa storica, ovviamente più larga al nord. Quel restante 45% realmente perequativo si è ulteriormente dimezzato essendo riservato per il 50%, ancora, ad un’allocazione secondo la spesa storica. Inoltre, il calcolo stesso dei fabbisogni «è falsato» – sostengono da Calabria sociale – perché i servizi attualmente erogati dai comuni sono considerati coincidenti con i loro fabbisogni (se non possiedi un asilo nido, per esempio, non ne hai diritto, se non per una copertura minima che può arrivare anche al solo 7% dei bambini).

"Tutto questo è incostituzionale perché la Costituzione impone di legiferare i Livelli essenziali delle prestazioni da assicurare universalmente, calcolando la differenza fra il costo di questi fabbisogni e la capacità fiscale del comune - scrivono -  Facendo questo calcolo, solo nel 2018 Tropea ha avuto un ammanco di 1 milione e 397mila euro, Ricadi 1 milione e 298mila, Drapia 318.319, Parghelia di 318.941, mentre Vibo Valentia più di 4 milioni e Reggio Calabria addirittura di 31 milioni».

Attualmente il Tar del Lazio, considerando il ricorso di decine di Comuni meridionali, ha deciso con un’ordinanza emessa il 2 ottobre che «le esigenze dei ricorrenti sono ragionevolmente fondate», rinviando il giudizio di merito ad una futura udienza. Ma la sola vera soluzione è politica: gli amministratori locali e l’opinione pubblica cercheranno di parlare con una sola voce per spingere l’esecutivo ad applicare la Costituzione e legiferare finalmente i Livelli Essenziali di Prestazione da assicurare inderogabilmente.