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Il contratto con forma scritta ad probationem può essere provato per testi se manca l'eccezione di parte

E' possibile dimostrare la stipula di un contratto, per cui è richiesta la forma scritta ab probationem, con prova testimoniale. Ce lo dice la Cassazione a Sezioni Unite.

Insomma, gli accordi intercorsi tra le parti possono essere dimostrati anche con i testimoni oppure ciò è precluso? A sciogliere il dubbio, tra opposti indirizzi giurisprudenziali, sono state le Sezioni Unite della Cassazione che, con sentenza del 5 agosto 2020, n. 16723, hanno statuito il seguente principio di diritto: "L'inammissibilità della prova testimoniale di un contratto che deve essere provato per iscritto, ai sensi dell'art. 2725, comma 1, c. c., attenendo alla tutela processuale di interessi privati, non può essere rilevata d'ufficio, ma deve essere eccepita dalla parte interessata prima dell'ammissione del mezzo istruttorio; qualora, nonostante l'eccezione d'inammissibilità, la prova sia stata egualmente assunta, è onere della parte interessata opporne la nullità secondo le modalità dettate dall'art. 157, comma 2, c.p.c.".

Il caso portato all'attenzione delle Sezioni Unite

Il caso portato all'attenzione degli Ermellini riguardava una fornitura di merce per il cui pagamento veniva azionato decreto ingiuntivo, poi opposto. L'opponente per dimostrare una intervenuta transazione fra le parti(relativamente alla qualità della merce) chiedeva l'escussione di prova testimoniale e, sulle risultanze del mezzo istruttorio, il Tribunale di Taranto decideva la causa in primo grado, accogliendo l'opposizione. La Corte d'appello di Lecce, sezione distaccata di Taranto, con sentenza del 19 gennaio 2015, accoglieva il gravame, respingendo l'opposizione a decreto ingiuntivo. Ad avviso dei giudici di secondo grado, l'allegata risoluzione del primo contratto di vendita intercorso fra le parti, dovuta alla cattiva qualità del prodotto, con rideterminazione del prezzo, integrando una transazione, avrebbe dovuto essere provata per iscritto, ai sensi dell'art. 1967 c.c. La Corte d'appello, pertanto, reputava irrilevante la deposizione del teste

La questione veniva, quindi, sottoposta all’attenzione della Suprema Corte, la quale, prendendo atto dell’esistenza di difformità delle pronunce nelle sezioni semplici sulla questione di diritto da esaminare, e comunque attesa la particolare importanza della stessa questione di massima, affidava il caso alle Sezioni Unite.

Rilevava parte ricorrente che un accordo transattivo in ogni caso richiede la forma scritta solamente a fini probatori. La Suprema Corte si sofferma su questo specifico punto divenendo essenziale per l’analisi del quesito.

Gli indirizzi giurisprudenziali contrapposti

L’indirizzo prevalente della giurisprudenza di legittimità ritiene chela prova testimoniale dell'esistenza del negozio è del tutto inammissibile” per i contratti per i quali la forma scritta è richiesta ad substantiam: salvo che nell'ipotesi di perdita incolpevole del documento, e tale inammissibilità può essere dedotta in ogni stato e grado del giudizio ed essere rilevata anche d'ufficio”.

Per quanto riguarda, invece, i contratti per cui la forma scritta è richiesta ad probationem: “ … l'inammissibilità della prova testimoniale, non attenendo all'ordine pubblico, ma alla tutela di interessi privati, non può essere rilevata d'ufficio e la correlata nullità deve essere tempestivamente eccepita dalla parte interessata, entro il termine dell'art. 157, comma 2, c.p.c., nella prima istanza o difesa successiva al suo configurarsi, con la conseguenza che la prova ammessa oltre i limiti predetti deve ritenersi altrimenti ritualmente acquisita, in conformità alle regole generali in tema di nullità di carattere relativo riguardanti l'ammissione e l'espletamento della prova in violazione degli artt. 2721 e ss. c.c.”.

Una tesi minoritaria, al contrario riteneva sempre inammissibile la prova per test “quando, per legge o per volontà delle parti, sia prevista per un certo contratto la forma scritta ad probationem”, salvo che la prova testimoniale “... non sia volta a dimostrare la perdita incolpevole del documento, così come è inammissibile la connessa prova per presunzioni.”.

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La soluzione delle Sezioni Unite

Le Sezioni Unite nella sentenza in commento dichiarano di voler aderire al primo e maggioritario indirizzo. “Il limite che l'art. 2725 c.c. pone alla prova per testimoni di un contratto che debba essere provato per iscritto – scrivono gli Ermellini - non attiene agli effetti sostanziali dell'atto, ma, al pari degli altri limiti legali di ammissibilità della prova testimoniale dei contratti (quali quelli fissati dagli artt. 2721, 2722 e 2723 c.c.), è dettato nell'esclusivo interesse delle parti litiganti, le quali hanno perciò piena facoltà di rinunciare, anche tacitamente, e cioè con il loro comportamento processuale, alla sua applicazione.”. E ancora, si legge nella motivazione della sentenza: “E', invero, pressoché unanime, in giurisprudenza come in dottrina, l'interpretazione secondo cui i limiti oggettivi di ammissibilità della prova testimoniale, di cui agli artt. 2721 e ss. c.c., sono dettati da norme di carattere dispositivo e, proprio perché posti nell'interesse delle parti, sono altresì da queste derogabili, anche alla stregua di un accordo implicito desumibile dalla mancata opposizione”.

Michele La Rocca - Avvocato