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Cassazione: figli maggiorenni? Compiuti gli studi devono cercare lavoro. SENTENZA PDF

Basta con i figli mammoni e con le famiglie numerose che accolgono nonni, genitori e figli in un unico nucleo plurigenerazionale.

I giovani non possono più continuare a lamentarsi o rincorrere il sogno del lavoro ideale ma, una volta compiuti gli studi (con diploma o laurea), sono tenuti a darsi da fare alla ricerca di un lavoro, qualunque esso sia. Questo in sintesi il contenuto della sentenza n. 17183 del 14 agosto 2020 della Corte di Cassazione, prima sezione civile. Secondo la Suprema Corte il figlio ha il dovere di rendersi autonomo dai propri genitori e cercarsi una occupazione con la quale mantenersi.

La Cassazione con la sentenza in esame ci ricorda che l’Italia ha bisogno di una rivoluzione anche all’interno delle famiglie tradizionali: si deve passare da un’ottica di assistenzialismo a quella di una diffusa autoresponsabilità. Gli Ermellini dicono, infatti, che il principio di autoresponsabilità vigente nel nostro ordinamento impone ai giovani, una volta terminati gli studi, di attivarsi per assicurarsi un autonomo sostentamento, in attesa di trovare un lavoro che sia più aderente alle proprie aspirazioni.

Il tribunale di ultima istanza ha così respinto il ricorso di una donna che contestava la decisione della Corte d’appello di revocare l’assegnazione della casa coniugale e l’assegno che l’ex marito aveva versato per anni al figlio, un ragazzo di circa 30 anni di professione insegnante di musica (precario) e che guadagnava circa 20 mila euro all’anno come supplente. Secondo i giudici, spettava al ragazzo (o dovremmo finalmente dire uomo?) “ridurre le proprie ambizioni adolescenziali”.

Secondo la Cassazione, dunque, la maggiore età si associa alla capacità di adattarsi a svolgere un lavoro che renda autonomi. E se i tempi si allungano con la laurea, magari andando un po’ fuori corso, il tribunale ha voluto esplicitamente menzionare il divieto di “abuso di diritto”: insomma i figli non possono approfittarne.

Confrontandosi con la questione del diritto al mantenimento ai sensi dell'art. 315 bis del codice civile, la Cassazione ha quindi stilato un vero e proprio elenco, seppur non esaustivo, delle principali condizioni che comportano il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne, identificandole nelle seguenti:

minorazione o debolezza delle capacità personali;

prosecuzione di studi ultraliceali con diligenza;

l'essere trascorso un lasso di tempo breve dalla conclusione degli studi durante il quale il giovane si sia adoperato razionalmente e attivamente nella ricerca di un lavoro;

mancanza di un lavoro, anche non confacente alle proprie ambizioni, nonostante tutti i possibili tentativi di ricerca.

In assenza della prova di una delle predette fattispecie, raggiunta la maggiore età si presumono l'idoneità del reddito del figlio e il venir meno del suo diritto al mantenimento ulteriore.

Già in un’altra sentenza, la numero 3659 del febbraio scorso, la Cassazione aveva chiarito: un genitore che abbia versato all’ex coniuge l’assegno di mantenimento per i figli, dopo che questi hanno conseguito l’autosufficienza economica, ha diritto alla restituzione di quanto pagato.

La sentenza in PDF - clicca qui

Redazione

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