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Passi con il semaforo rosso? Quasi impossibile contestare la multa del T-Rex

In tema di violazione del divieto di proseguire la marcia con semaforo rosso, rilevata a mezzo di apparecchiature elettroniche, né il codice della strada né il relativo regolamento di esecuzione prevedono che il verbale di accertamento dell'infrazione debba contenere, a pena di nullità, l'attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l'uso.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, II sezione civile, con l'ordinanza n. 16064 del 28 luglio 2020, richiamando la sua costante giurisprudenza ed in ultimo la sua precedente ordinanza n.10458/2019.

Il ricorso era stato promosso da un'automobilista che, non arrestando la marcia al semaforo rosso, si era vista recapitare un verbale con una multa ex art. 41 comma 11 e 146 comma 3 del codice della strada. Sia il Giudice di pace che il Tribunale di Roma, in sede di gravame, avevano rigettato il ricorso. In particolare il tribunale capitolino pur accertando l'inammissibilità della produzione documentale da parte di Roma Capitale, che si era costituita tardivamente, riteneva che l'opponente non avesse provato il difetto di funzionamento o manutenzione dell'apparecchiatura utilizzata per la rilevazione dell'infrazione, che era stata regolarmente omologata; affermando che, ai sensi dell'art. 201 comma 1 bis ed 1 ter lett. b, in caso di attraverso con il semaforo rosso, non è prevista la contestazione immediata all'autore della violazione.

La Suprema Corte, nel respingere il ricorso, ha colto l'occasione per fare il punto anche sul valore probatorio del verbale, ribadendo che lo stesso è dotato di efficacia probatoria privilegiata ex art. 2700 c.c., e pertanto fa piena prova, fino a querela di falso, dei fatti attestati dal pubblico ufficiale come avvenuti in sua presenza, e descritti senza margini di apprezzamento, o da lui compiuti, nonché della provenienza del verbale stesso dal pubblico ufficiale.

La ricorrente, inoltre, aveva richiamato a sostegno della tesi difensiva delle necessità della taratura e controllo periodico dell'apparecchiatura di rilevamento, la decisione della Corte Costituzionale N.113/2015. L'eccezione è stata ritenuta non pertinente dagli Ermellini in quanto detta sentenza del Giudice delle leggi riguarda le sole apparecchiature impiegate per l'accertamento delle violazione dei limiti di velocità: “ne consegue che, dalla dichiarazione di illegittimità costituzionale dell'art. 45 C.d.S., comma 6 non si può trarre argomento per sostenere la sussistenza dell'obbligo di sottoporre a taratura anche che gli apparecchi T-Red, che non costituiscono strumenti di misurazione; al contrario, l'efficacia probatoria di qualsiasi strumento di rilevazione elettronica perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall'opponente e debitamente provate, il difetto di costruzione, installazione o funzionalità dello strumento stesso, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento”.

Dunque, per la Cassazione la prova della violazione, in caso di accertamento di passaggio con il rosso al semaforo, è costituita dal contenuto del verbale di contestazione, che è documento fidefaciente delle circostanze constatate in remoto dall'agente accertatore. Verbale che ha l'efficacia probatoria privilegiata dell'atto pubblico, ai sensi dell'art. 2700 c.c., e fa piena prova, fino a querela di falso.

Sulla base della costante giurisprudenza della Suprema Corte, pertanto, le risultanze delle strumentazioni di controllo semaforiche sono comunque suscettibili di prova contraria, che può essere fornita dall'opponente esclusivamente mediante la dimostrazione del difetto di funzionamento del dispositivo, sulla base di concrete circostanze di fatto. Ma non deve essere l'ente elevatore del verbale a dimostrare il corretto funzionamento e il costante controllo dell'apparecchiatura.

L'ordinanza della Cassazione in pdf - clicca qui

Michele La Rocca

Redazione

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