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Elezioni e pari opportunità, la Puglia non provvede: ci pensa il Governo

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro per gli affari regionali Francesco Boccia e del Ministro pari opportunità Elena Bonetti, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di parità di genere nelle consultazioni elettorali delle regioni a statuto ordinario.

Al fine di assicurare il pieno esercizio dei diritti civili e politici e l’unità giuridica della Repubblica, il testo dispone l’esercizio del potere sostitutivo dello Stato, disciplinato dall’articolo 120 della Costituzione, nei confronti della Regione Puglia, che si è resa inottemperante all’invito ad adeguarsi ai principi relativi alla promozione delle pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive, fissati dalla legge 15 febbraio 2016, n. 20.

In particolare il decreto dispone che: ciascun elettore può esprimere due voti di preferenza di cui uno riservato a un candidato di sesso diverso dall’altro e le schede utilizzate per la votazione sono conseguentemente predisposte. Nel caso in cui siano espresse due preferenze per candidati del medesimo sesso, si procede all’annullamento della seconda preferenza.

Il Governo è dovuto intervenire, alla riunione ha partecipato anche il presidente Emiliano, dopo che il Consiglio Regionale non aveva adottato il voto di genere, con doppia preferenza uomo-donna, in vista dell’appuntamento elettorale del 20 e 21 settembre. , le quali non tengono conto della legge 20 del 2016 che ha introdotto la pari opportunità tra donne e uomini nell’accesso alle cariche elettive. Nonostante i ripetuti richiami del governo a porre rimedio alla mancanza di una legge apposita, l’ultima seduta della legislatura era stata sciolta per mancanza del numero legale e dopo una lunga e accesa discussione.

La Puglia non è l’unica Regione a non essersi adeguata alla legge 20 del 2016. Nella black list ci sono adesso quattro regioni: Piemonte, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta (andrebbero aggiunte Provincia autonoma di Bolzano e Sicilia che tuttavia godono di regimi normativi autonomi).

Redazione

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